1. Disposizioni generali

La trasparenza, nel rispetto delle disposizioni sul segreto di Stato, d'ufficio e di protezione dei dati personali, concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell'utilizzo di risorse pubbliche, integrità e lealtà nel servizio alla nazione.
Essa è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino.

Le disposizioni sulla trasparenza contribuiscono a definire il livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche anche ai fini di prevenzione e contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione, a norma dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.

Pubblicità, conoscibilità e conseguente fruizione dei documenti e delle informazioni sono quindi gli strumenti che permettono la soddisfazione del principio di trasparenza. Questo processo rende maggiormente attivo non solo il ruolo della PA, ma anche quello dell'utente che diventa protagonista nel ricercare le informazioni che ritiene più utili, esercitando il potere/diritto di richiedere, prendere visione ed, eventualmente, ottenere copia dei documenti amministrativi.

Il 23 giugno 2016, è entrato in vigore il decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97, recante “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.132 del 8-6-2016), che ha introdotto rilevanti modifiche in tema di obblighi di pubblicazione per le finalità di trasparenza e in tema di diritto di accesso civico. In base all’art. 42 delle disposizioni transitorie, le pubbliche amministrazioni dovranno adeguarsi alle novità introdotte ed assicurare l’effettivo esercizio del diritto di accesso civico, così come modificato, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore decreto.

I dati personali pubblicati in questa area per le finalità di trasparenza sono riutilizzabili solo alle condizioni previste dalla norme vigenti sul riuso dei dati pubblici (direttiva comunitaria 2003/98/CE e D. Lgs. 36/2006) in termini compatibili con gli scopi per i quali sono stati raccolti e registrati, e nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.

Non è consentito utilizzare per fini di Marketing o di propaganda elettorale o comunque per ragioni non pertinenti alla trasparenza i recapiti, i numeri telefonici e gli indirizzi di posta elettronica del personale delle Gallerie degli Uffizi e dei titolari di incarichi politici o di esercizio di poteri di indirizzo politico, pubblicati in applicazione del D. Lgs. 33/2013.

L'Amministrazione si riserva la facoltà di segnalare all'Autorità Garante per la privacy i casi di utilizzo non corretto dei dati  pubblicati per ragioni di trasparenza.

 

Principali riferimenti normativi in materia di Procedimento Amministrativo e di Trasparenza

  • L. 241/90 "Nuove norme sul procedimento amministrativo" 
  • L. 150/2000 "Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle PA – creazione dell’ufficio URP ex art. 6"
  • L. 15/2005 "Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull'azione amministrativa" 
  • L. 4/2004 c.d. Legge Stanca "Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici"
  • CAD Codice Amministrazione Digitale – D. Lgs. n. 82/2005 e ss.mm.ii. "D. Lgs. n.235/2010" 
  • D. Lgs. 150/2009 "Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni"
  • Legge 69/2009 "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile" 
  • Delibera CiVIT 2010 "Contenuti obbligatori per i siti della PA"
  • L. 190/2012 "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella PA"
  • D. Lgs. 33/2013 "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni nella P.A."
  • D. Lgs. 25 maggio 2016, n. 97 "Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"
  • Delibera Anac, n. 1310 del "Prime linee guida recanti indicazioni sull’attuazione degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni contenute nel d.lgs. 33/2013 come modificato dal d.lgs. 97/2016"

Il D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33 recante il Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, adottato dal Governo in attuazione di una delega contenuta nella legge n. 190/2012, ha operato una sistematizzazione dei principali obblighi di pubblicazione vigenti.

Il D. Lgs. 25 maggio 2016, n. 97, modifica in parte la legge 190/2012 “Anticorruzione” e numerosi  articoli del cd “Decreto Trasparenza”, D. Lgs. 33/2013, il cui titolo viene modificato in Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni.
 

Visita anche la pagina del MIBACT Disposizioni Generali

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1.1. PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA

Ogni Amministrazione deve adottare obbligatoriamente il programma per la trasparenza e l’integrità, il programma definisce le misure, i modi e le iniziative volti all’attuazione degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente, ivi comprese le misure organizzative volte ad assicurare la regolarità e la tempestività dei flussi informativi ex art. 43, c. 3, D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33.

Gli obiettivi e i contenuti del programma devono essere formulati in collegamento con gli altri documenti di programmazione strategica e operativa dell’amministrazione, tra cui il Piano di prevenzione della corruzione e il Piano della performance .
Il Programma deve essere aggiornato annualmente.
 

Visita la sezione "Amministrazione Trasparente" del MIBACT

Piano triennale di prevenzione della corruzione (art. 1 c. 5, L. 190/212)

Programma per la Trasparenza e l’Integrità (art.10, c. 8, lettera a), D.Lgs. 33/2013)

Atti generali (Art.12, comma 1, 2, D.Lgs. 33/2013)

Responsabile della trasparenza

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1.1.1. PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE

Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza 2017-2019

Il Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza 2017 - 2019, è adottato con decreto ministeriale n. 224 del 19 maggio 2017 - registrato alla Corte dei Conti il 12 luglio 2017, allegato al presente decreto di cui costituisce parte integrante ai sensi dell'articolo 1, comma 8, della legge 6 novembre 2012, n. 190, e successive modificazioni.

 

Visualizza la pagina Mibact Altri contenuti-Corruzione con i piani triennali di prevenzione della corruzione e della trasparenza del Ministero

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1.2. ACCESSO CIVICO

L'articolo 5 del decreto legislativo 4 aprile 2013, n. 33 e ss.mm.ii, riconosce a chiunque il diritto di richiedere la pubblicazione di documenti, informazioni o dati, nei casi in cui tale obbligo sia stato omesso da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

La richiesta di accesso civico non è sottoposta ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente, non deve essere motivata, è gratuita e va presentata al Responsabile della trasparenza dell'amministrazione obbligata alla pubblicazione di cui al comma 1, che si pronuncia sulla stessa. L'amministrazione, entro trenta giorni, procede alla pubblicazione nel sito del documento, dell'informazione o del dato richiesto e lo trasmette contestualmente al richiedente, ovvero comunica al medesimo l'avvenuta pubblicazione, indicando il collegamento ipertestuale a quanto richiesto. Se il documento, l'informazione o il dato richiesti risultano già pubblicati nel rispetto della normativa vigente, l'amministrazione indica al richiedente il relativo collegamento ipertestuale.

Con il Decreto Legislativo 25 maggio 2016, n. 97 “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, si perfeziona il processo di riforma della trasparenza amministrativa in attuazione dei principi e dei criteri direttivi espressi nell’articolo 7 della Legge delega n. 124/2015.

L'obiettivo della riforma è quello di riaffermare i principi di legalità e imparzialità che devono governare l’agire pubblico e  dall’altra, recuperare efficienza ed economicità contrastando i fenomeni di non corretta gestione delle risorse pubbliche.
In particolare il citato Decreto è intervenuto, con abrogazioni od integrazioni, sui diversi obblighi di trasparenza con la modifica dell’ambito soggettivo di applicazione della normativa sulla trasparenza, con l’introduzione del nuovo istituto dell’accesso civico generalizzato agli atti e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni.
L’elemento di maggiore novità del nuovo Decreto trasparenza è sicuramente l’introduzione di una nuova forma di accesso civico, che si distingue sia per finalità perseguite sia per il procedimento, da quella tradizionale prevista dal Decreto legislativo n. 33/2013 e da quella di cui agli articoli 22 e seguenti della Legge n. 241/1990, mediante la quale viene riconosciuto a chiunque il diritto di accedere a dati ulteriori e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria fissati dal legislatore.
Attraverso il c.d. accesso generalizzato, riconosciuto a chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, fatti salvi i casi di segreto o di divieto di divulgazione previsti dall’ordinamento e nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati, si assiste al riconoscimento della piena libertà di informazione dei cittadini.

Lo scopo dichiarato della riforma è pertanto quello di promuovere un maggior coinvolgimento dei cittadini alla partecipazione consapevole ai processi decisionali della pubblica amministrazione, e non soltanto, come in precedenza previsto, l’esercizio del controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.


Accesso Civico "Semplice"
L'accesso civico regolato dal primo comma dell’art. 5 del decreto trasparenza “Semplice”, è correlato ai soli atti ed informazioni oggetto di obblighi di pubblicazione, comportando il diritto di chiunque di richiedere i medesimi nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione.

Costituisce, in buona sostanza, un rimedio alla mancata osservanza degli obblighi di pubblicazione imposti dalla legge alla PA interessata, esperibile da chiunque (l’istante non deve dimostrare di essere titolare di un interesse diretto, concreto e attuale alla tutela di una situazione giuridica qualificata).


Accesso civico "Generalizzato"
Il rinnovato art. 5, c. 2, D. Lgs. n. 33/2013, regola la nuova forma di accesso civico “Generalizzato”, caratterizzato dallo “scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”.
A tali fini è quindi disposto che “chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione”.

L'accesso generalizzato è pertanto autonomo e indipendente da presupposti obblighi di pubblicazione (al quale è funzionalmente ricollegabile l’accesso civico “semplice”), incontrando, quali unici limiti, da una parte, il rispetto della tutela degli interessi pubblici e/o privati indicati all’art. 5-bis, commi 1 e 2, e dall’altra, il rispetto delle norme che prevedono specifiche esclusioni come previsto dall’art. 5-bis, c. 3.

Il diritto di accesso generalizzato è ”escluso” in presenza dei seguenti interessi giuridicamente rilevanti:

  • interessi pubblici: la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico; la sicurezza nazionale; la difesa e le questioni militari; le relazioni internazionali; la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato; la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento; il regolare svolgimento di attività ispettive;
  • interessi privati: la protezione dei dati personali in conformità con la disciplina legislativa in materia; la libertà e la segretezza della corrispondenza; gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali.

L’accesso civico generalizzato è altresì escluso, ex art. 5-bis, comma 3, del D.Lgs. n. 33/ 2013, nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all’articolo 24, comma 1, della Legge n. 241/1990. L’esercizio del diritto non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente.


Accesso documentale
Le due forme di accesso civico regolate dal c.d. decreto trasparenza hanno natura, presupposti ed oggetto differenti dal diritto di accesso di cui agli artt. 22 e seguenti, Legge n. 241/1990 (cd. “accesso documentale”).

Tali disposizioni assumono carattere di specialità - accesso ai documenti amministrativi - rispetto alle norme del decreto trasparenza afferenti le modalità di accesso a qualsivoglia documento, atto o informazione detenuta dalla PA.

La finalità dell’accesso documentale, si rammenta, è quella di porre i soggetti interessati in grado di esercitare al meglio le facoltà che l’ordinamento attribuisce loro, a tutela delle posizioni giuridiche qualificate di cui sono titolari. Il richiedente deve infatti dimostrare di essere titolare di un “interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso”; in funzione di tale interesse la domanda di accesso deve essere opportunamente motivata. La legittimazione all’accesso ai documenti amministrativi va così riconosciuta a chiunque può dimostrare che gli atti oggetto della domanda di ostensione hanno spiegato o sono idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei propri confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica.


L'istanza di accesso civico
L’istanza di accesso civico identifica i dati, le informazioni o i documenti richiesti e non richiede alcuna motivazione.  Al riguardo l’ANAC (cfr. Linee guida) ha precisato che la richiesta non deve essere generica tuttavia ma consentire l’individuazione del dato, del documento o dell’informazione del quale si chiede accesso.

L’istanza di accesso deve avere ad oggetto una specifica documentazione in possesso dell'Amministrazione (indicata in modo sufficientemente preciso e circoscritto).

L’Ente deve consentire l’accesso ai documenti nei quali siano contenute le informazioni già detenute e gestite dallo stesso, ma è escluso che - per rispondere alla richiesta di accesso - sia tenuto a formare o raccogliere o altrimenti procurarsi informazioni che non siano già in suo possesso, ovvero a rielaborare i dati ai fini dell’accesso generalizzato.
 

Modalità di richiesta
La richiesta di accesso civico (semplice o generalizzato) può essere presentata utilizzando uno dei due moduli appositamente predisposti, rispettivamente, per l’accesso civico semplice e per l’accesso civico generalizzato.

 

Moduli per richiesta accesso

  • Modulo richiesta di accesso civico
     
  • Modulo di richiesta di accesso generalizzato
     

Richiesta di riesame
Il richiedente, nei casi di diniego totale o parziale dell’accesso generalizzato o di mancata risposta entro il termine previsto, ovvero i controinteressati, nei casi di accoglimento della richiesta di accesso, possono presentare richiesta di riesame al RPCT che decide con provvedimento motivato, entro il termine di 20 giorni. Se l'accesso generalizzato è stato negato o differito a tutela della protezione dei dati personali in conformità con la disciplina legislativa in materia, in presenza di una richiesta di riesame il RPCT provvede a richiedere un parere al Garante per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia entro il termine di 10 giorni dalla richiesta. A decorrere dalla comunicazione al Garante, il termine per l’adozione del provvedimento da parte del RPCT è sospeso, fino alla ricezione del parere del Garante e comunque per un periodo non superiore ai predetti dieci giorni.


Impugnazioni
Avverso la decisione del RPCT il richiedente l’accesso generalizzato può proporre ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale ai sensi dell’art. 116 del Codice del processo amministrativo di cui al D. Lgs. n. 104/2010.

Nel caso in cui la richiesta riguardi l’accesso civico (dati, informazioni o documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria), il RPCT ha l’obbligo di effettuare la segnalazione di cui all’art.43, c. 5, del decreto trasparenza.


Consulta anche la pagina del Mibact Registro degli Accessi

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1.2.1. ACCESSIBILITA' E CATALOGO DEI DATI, METADATI E BANCHE DATI

In questa sezione è possibile consultare i dati che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali rende disponibili agli utenti nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 9 della Legge 17 dicembre 2012, n. 221 che modifica gli articoli 52 e 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale (Decreto Legislativo 7 marzo 2005 n. 82).
Si definiscono Dati aperti, comunemente chiamati con il termine inglese Open Data, in base alla definizione fornita dall’Open Data Manual, documento redatto dall’Open Knowledge Foundation ( http://opendatahandbook.org/it/) i “dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti, con la sola limitazione – al massimo – della richiesta di attribuzione dell’autore e della redistribuzione allo stesso modo (ossia senza che vengano effettuate modifiche).

I dati scaricabili da questo sito possono essere utilizzati per ogni scopo, personale o commerciale, al fine di comprendere meglio il mondo dei beni culturali e creare servizi innovativi.

Visita la pagina del MIBACT "Open Data e Linked Data"

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1.2.2. DATI ULTERIORI

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1.2.3 SPESE DI RAPPRESENTANZA

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1.3. ATTI GENERALI

Alla sezione Amministrazione trasparente del sito web del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sono disponibili dati, informazioni e documenti che riguardano il Ministero in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche.
Gli inserimenti e gli aggiornamenti vengono eseguiti tenendo conto delle disposizioni normative, del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, elaborato sulle linee guida dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche.
I dati pubblicati sono riutilizzabili solo alle condizioni previste dalla normativa vigente, in termini compatibili con gli scopi per i quali sono stati raccolti e registrati.

Visita la pagina del MIBAC Atti Generali

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1.3.1. RIFERIMENTI NORMATIVI SU ORGANIZZAZIONE E ATTIVITA'

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1.3.2. ATTI AMMINISTRATIVI GENERALI

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1.3.3. DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE STRATEGICO-GESTIONALI

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1.3.4. STATUTI E LEGGI REGIONALI

La Galleria dell'Accademia di Firenze è un Istituto del MiBAC dotato di autonomia speciale ai sensi dell’art. 30, c. 3, lett. a), del DPCM 29.08.2014, n. 171.

Lo Statuto approvato è consultabile qui

 

1.3.5. CODICE DISCIPLINARE E CODICE DI CONDOTTA

Adeguare il proprio comportamento a parametri di lealtà e correttezza a servizio del bene comune, rappresenta l’essenza stessa del pubblico dipendente, come previsto dalla Carta Costituzionale, che impone di svolgere le funzioni pubbliche con "disciplina e onore", con imparzialità, nonché di essere al servizio esclusivo della Nazione.

Tali principi sono ora imposti dal legislatore, con il passaggio dall’ambito dell’etica a quello del diritto, in ragione della previsione del rilievo disciplinare della violazione degli stessi.

La ratio della più rigorosa disciplina è che la previsione del rilievo disciplinare del codice di comportamento, diventi uno strumento efficace nei confronti di coloro che non si adeguano spontaneamente a principi che dovrebbero essere seguiti senza alcuna imposizione da parte di coloro che sono posti al servizio dei cittadini.

I doveri contenuti nel codice di comportamento costituiscono, come dichiarato dall’art. 1 dello schema di regolamento dei dipendenti pubblici "i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare”, che impone a chi opera all’interno di un ufficio pubblico sia l’obbligo di imparzialità, sia un dovere di correttezza nei confronti del datore di lavoro e degli utenti. 

 

1.3.6. REGOLAMENTI

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1.3.7. MODULISTICA

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1.3.8. TUTELA DEI BENI CULTURALI E COPYRIGHT

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137"

Art. 108 - Canoni di concessione, corrispettivi di riproduzione, cauzione

I canoni di concessione ed i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni culturali sono determinati dall'autorità che ha in consegna i beni tenendo anche conto: a) del carattere delle attività cui si riferiscono le concessioni d'uso; b) dei mezzi e delle modalità di esecuzione delle riproduzioni; c) del tipo e del tempo di utilizzazione degli spazi e dei beni; d) dell'uso e della destinazione delle riproduzioni, nonché dei benefici economici che ne derivano al richiedente. 2. I canoni e i corrispettivi sono corrisposti, di regola, in via anticipata. 3. Nessun canone è dovuto per le riproduzioni richieste ((o eseguite)) da privati per uso personale o per motivi di studio, ovvero da soggetti pubblici o privati per finalità di valorizzazione, purché attuate senza scopo di lucro. I richiedenti sono comunque tenuti al rimborso delle spese sostenute dall'amministrazione concedente. 3-bis. Sono in ogni caso libere le seguenti attività, svolte senza scopo di lucro, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale: 1) la riproduzione di beni culturali diversi dai beni ((...)) archivistici ((sottoposti a restrizioni di consultabilità ai sensi del capo III del presente titolo,)) attuata ((nel rispetto delle disposizioni che tutelano il diritto di autore e)) con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, nell'esposizione dello stesso a sorgenti luminose, ne all'interno degli istituti della cultura, l'uso di stativi o treppiedi; 2) la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte a scopo di lucro ((...)). 4. Nei casi in cui dall'attività in concessione possa derivare un pregiudizio ai beni culturali, l'autorità che ha in consegna i beni determina l'importo della cauzione, costituita anche mediante fideiussione bancaria o assicurativa. Per gli stessi motivi, la cauzione è dovuta anche nei casi di esenzione dal pagamento dei canoni e corrispettivi. 5. La cauzione è restituita quando sia stato accertato che i beni in concessione non hanno subito danni e le spese sostenute sono state rimborsate. 6. Gli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per l'uso e la riproduzione dei beni sono fissati con provvedimento dell'amministrazione concedente.

L'ordinanza del Tribunale di Firenze n. R.G. 13758/2017, in merito alla violazione del copyright sul diritto d'immagine relativo al David di Michelangelo, simbolo della Galleria dell'Accademia, oltre che del Rinascimento, stabilisce che l'immagine del David non possa essere sfruttata a fini commerciali senza permesso della Galleria dell'Accademia”. L’esito positivo dell’azione legale  intrapresa dall’Istituto, rappresenta una “Vittoria per tutti i beni culturali nazionali”.

Clicca qui per scaricare l'Ordinanza del Tribunale di Firenze n. 13758/2017

 

1.4. ONERI INFORMATIVI PER CITTADINI E IMPRESE

L'articolo 7 della legge 11 novembre 2011 n. 180 "Norme per la tutela della libertà d'impresa. Statuto delle Imprese" dispone per l'amministrazione l'obbligo di pubblicare i regolamenti ministeriali o interministeriali, nonché i provvedimenti amministrativi a carattere generale adottati per regolare l'esercizio di poteri autorizzatori, concessori o certificatori, nonché l'accesso ai servizi pubblici e la concessione di benefici, che devono recare in allegato l'elenco di tutti gli oneri informativi gravanti su cittadini e imprese introdotti o eliminati con gli atti medesimi.
Per onere informativo si intende qualunque obbligo informativo o adempimento che comporti la raccolta, l'elaborazione, la trasmissione, la conservazione e la produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione.

L'articolo 12, c. 1-bis del D. Lgs. 33/2013 dispone che sul sito istituzionale sia pubblicato uno scadenzario con l'indicazione delle date di efficacia dei nuovi obblighi amministrativi introdotti.
Si tratta degli obblighi che impongono la raccolta, la presentazione o la trasmissione alla pubblica amministrazione, da parte di cittadini e imprese, di informazioni, atti e documenti, ad esempio domande, certificati, dichiarazioni, rapporti oppure la tenuta di dati, documenti e registri.
Il D.P.C.M. 8 novembre 2013 detta le modalità di pubblicazione dello scadenzario.

Visita la pagina del MiBACT Oneri informativi per cittadini e imprese

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1.4.1. SCADENZARIO OBBLIGHI AMMINISTRATIVI

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1.4.2. ONERI INFORMATIVI PER CITTADINI E IMPRESE

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1.5. ATTESTAZIONI OIV O STRUTTURA ANALOGA

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1.5.1. DOCUMENTO DELL'OIV DI VALIDAZIONE DELLA RELAZIONE SULLE PERFORMANCE

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1.5.2. RELAZIONE DELL'OIV SUL FUNZIONAMENTO COMPLESSIVO DEL SISTEMA DI VALUTAZIONE TRASPARENZA E INTEGRITA' DEI CONTROLLI INTERNI

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1.5.3.  ALTRI ATTI DEGLI ORGANISMI INDIPENDENTI DI VALUTAZIONE, NUCLEI DI VALUTAZIONE O ALTRI ORGANISMI CON FUNZIONALITA' ANALOGHE

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1.5.4. SETTORI E SERVIZI

 

 

Decreto di Adozione Codice di Comportamento - PDF

Codice di Comportamento - PDF

Codice Etico - PDF



Visita la sezione "Amministrazione Trasparente" del MiBACT

 

Piano triennale di prevenzione della corruzione (art. 1 c. 5, L. 190/212)

Programma per la Trasparenza e l’Integrità (art.10, c. 8, lettera a), D.Lgs. 33/2013)

Atti generali (Art.12, comma 1, 2, D.Lgs. 33/2013)

Responsabile della trasparenza